Archivio mensile:aprile 2013

Il filosofo della vanità

Schermata 2015-03-21 a 04.01.55Bel personaggio David Hume. Proprio il tipo che piace, conquista, suscita un’irresistibile simpatia, ammesso che si possa dire una cosa del genere del più grande filosofo britannico, “uno dei filosofi più importanti del mondo”, come lo definì autorevolmente e indiscutibilmente Bertrand Russel rileggendolo quasi due secoli dopo la sua scomparsa, “l’autore della più grande opera filosofica di lingua inglese”. Che poi quel capolavoro – e cioè il “Trattato sulla natura umana” -, concepito dal pensatore scozzese quando aveva 21 anni, scritto a Parigi intorno ai 25 e pubblicato a Londra ben prima di compiere i 30, sia stato un flop, che fosse “nato morto dal torchio”, come sentenziò lo stesso Hume ingoiando la propria delusione e decretandone il decesso editoriale, rende ancora meglio la grandezza del genio incoronato postumo, la dismisura delle sue intuizioni rispetto alla tradizione della sua epoca, la sproporzione tra la sua aspettativa ed ambizione e la sua fortuna. Sta precisamente qui, in quest’ultimo punto – nella grande aspettativa ed ambizione – il tratto di Hume che più di tutto ce lo fa piacere. Più ancora della genialità delle sue concezioni epistemologiche, della radicalità del suo empirismo, degli esiti paradossali del suo scetticismo, della rigorosa coerenza con cui, fidandosi unicamente delle percezioni in fatto di conoscenza, credendo unicamente a ciò che qui e adesso si vede con gli occhi e si tocca con mano, arrivò a negare la sostanza di Dio e l’immortalità dell’anima, l’identità dell’io e perfino l’esistenza del mondo, piace l’energia che Hume adoperò per riuscire il più possibile convincente e comunicare al mondo le sue idee. La pena che si diede per rendere le sue teorie – per sua stessa ammissione assai “astruse” – il più possibile digeribili, appetibili, gustose. I trucchi e gli espedienti che escogitò per diffondere le proprie pensate, divulgare le proprie opere, vendere i suoi scritti: preferibilmente subito e in numerosi esemplari distribuiti in patria e oltre confine, perché del successo “graduale”, posticipato o postumo, non immediatamente monetizzabile, Hume non sapeva che farsene, come disse senza troppi scrupoli e senza mezzi termini. Appunto questo suo amore dichiarato per la fama, la brama di lode, la ricerca del plauso, il desiderio di approvazione, lo rendono oltremodo simpatico.  Continua a leggere

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