Archivio mensile:luglio 2014

Atlantico Jünger

Schermata 2015-03-04 a 02.53.28Neanche dopo una schiacciante vittoria sportiva il grande tedesco in villeggiatura a Rio de Janeiro sarebbe stato orgoglioso del suo paese, e l’idea di ritornarci gli avrebbe suscitato un tremendo umor nero. Certo, quella degli anni Trenta era un’altra Germania…”Que diable au-je à faire dans cette galère?” “Che diavolo ci faccio su questa galera?”, si era chiesto verso la fine del viaggio con una battuta di Molière (da “Le furberie di Scapino”). Ma a stizzirlo era più che altro la prospettiva del ritorno ormai imminente e la massa dei passeggeri della nave che, dopo più di sei settimane di crociera, avevano già giocato tutte le proprie carte di presentazione in società, avevano esaurito gli argomenti e, in un teatro di futilità, tradito l’illusione che puntavano a creare dando in pubblico una certa immagine di sé. In quell’effimera messinscena, rispetto ai viaggiatori in vacanza, facevano “un’impressione di ben più robusta sostanza gli stewards che erano là per servirli, a riconferma del fatto che l’uomo è in generale più sopportabile quando lavora, come dimostra un qualsiasi pomeriggio domenicale a Berlino”.

Innegabile, Ernst Jünger era piuttosto di malumore tornando a casa in Germania, nel dicembre del 1936, dopo aver trascorso quasi due mesi in Brasile, come si evince dalle ultime pagine del suo “Viaggio Atlantico”: “Atlantische Fahrt”, il sorprendente taccuino uscito in sordina a Londra nel 1947 come suo primo titolo del secondo dopoguerra e appena riproposto da Klett-Cotta in una sontuosa edizione commentata, illustrata, ricca di foto inedite e di documenti originali.

Ma che diavolo ci faceva Ernst Jünger in Brasile?  Continua a leggere

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