Archivi categoria: Animali

Buffalo Ballad

Female bison with young“Il tuono rullava sulla prateria. E poi ci fu silenzio». «Le Grandi Pianure erano un oceano ondeggiante di groppe ispide e scure. Poi venne il deserto». Due frasi stringate che dicono tutta una storia. Potrebbero essere i distici di un’epopea, i versi di una cosmogonia, i frammenti di un mito fondativo. Invece sono due lapidarie didascalie che accompagnano il poema per immagini composto da una coppia di coniugi avventurieri – i fotografi tedeschi Heidi e Hans Jürgen Koch – e dedicato all’animale simbolo delle grandi spianate del Nord America, il bisonte, il bufalo. Poema narrativo: una ballata. “Buffalo Ballad” è appunto il titolo della rassegna di scatti in bianco e nero raccolti nel corso di tre anni di viaggio attraverso il Midwest degli Stati Uniti – nel Nord e Sud Dakota, in Wyoming, Colorado, Montana: nel cuore di quella che fu e non da molto è tornata a essere la terra dei bisonti -, pubblicati dalle edizioni viennesi Lammerhuber in un volume di proporzioni monumentali (208 pagine, 110 fotografie, 99 euro) appena insignito del “Deutscher Fotobuchpreis Gold 2015”, il premio tedesco per il miglior libro fotografico dell’anno, e presto esibiti in una mostra al museo di storia naturale di Vienna che si terrà tra aprile e ottobre prossimi.

Andranno al Kunsthistorisches Museum eppure non sono affatto – si vede al primo sguardo – foto naturalistiche o documentarie. “Le nostre non sono nemmeno”, preme sottolineare alla coppia dei loro autori, “fotografie romantiche o nostalgiche”. Sono immagini epiche, dacché il soggetto che rappresentano, il loro protagonista assoluto, ha incontestabilmente la facies di un eroe. E’ – o fu – il gigante, il titano, il sovrano della prateria. Il re delle infinite distese dei Great Plains. Il più grande proprietario terriero del Nord America. Questo, naturalmente, prima di essere espropriato dei suoi possedimenti e del suo habitat. Prima che il mito venisse a incrociarsi e a scontrarsi con la storia.  Continua a leggere

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Destrieri danzanti

Schermata 2015-09-03 a 15.40.29È capace di lanciarsi in un galoppo talmente lento, armonioso e leggero da permettere al cavaliere che gli sta in groppa di tenere tra le braccia un neonato addormentato senza svegliarlo. Sa riconoscere il ritmo di un walzer di Strass, una marcia di Händel, un minuetto di Chopin, e batterne il tempo saltellando in punta di zoccoli come una ballerina in punta di scarpette. Può levarsi con grazia nella posa di una monumentale impennata controllata in cui il generale trionfante saluta il suo sovrano e, senza tradire sforzo, staccare da terra anche le zampe posteriori per scalciare: una mossa micidiale studiata per finire il nemico in un sol colpo che figura come un volo prodigioso, una pura esplosione di forza. Ma la purezza di questo animale dalle movenze cullanti, danzanti, esplosive salta all’occhio al primo sguardo, esibita nella bianchezza immacolata del suo mantello. Non è una caratteristica nativa. Si tratta di una qualità acquisita, conquistata con fatica, come le sue glorie militari e come l’impeccabile contegno del damerino che, a dispetto dei suoi cinquecento chili di corporatura, è in grado di volteggiare in una sala da ballo senza far tintinnare i lampadari.

Il cavallo lipizzano infatti, il più nobile dei destrieri, allevato dal 1580 a Lipizza e destinato per secoli alle scuderie imperial-regie degli Asburgo, all’Alta Scuola di Equitazione Spagnola di Vienna e alle file dell’esercito austro-ungarico, nasce nero. Continua a leggere

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