Archivi categoria: Arte

Catturando i sogni in punta di matita

«Giro il mio mantra: la matita nel temperino», annota Peter Handke in una riga del suo diario, il suo Journal, come lui stesso chiama il taccuino in cui da anni, da sempre, pratica l’esercizio di un’attenzione giornaliera. Basta una riga, un gesto, che si compie inequivocabilmente come un rito, a dare il senso di quanto segreto e insieme solenne, intimo e insieme universale, silenzioso e tuttavia carico di energia sia il momento in cui lo scrittore si prende cura del suo inseparabile utensile, affila la sua arma – oggetto potente quanto innocente -, prepara il suo strumento di scrittura e di cattura. Sono naturalmente tutte incruente le sfide che affronterà con la matita in pugno, quell’arma così sottile e acuminata non farà vittime, né la sua impresa punterà a riportare vittorie o trofei. Eppure, a noi che lo leggiamo da anni avvertendo sulle sue pagine la tensione viva della parola che aspira a far presa sul mondo, Handke appare come una figura eroica. Tanto più là dove l’intonazione della sua scrittura si fa più assorta, dubitativa, meditativa Continua a leggere

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Wittgenstein è un arcobaleno blu

OmbrelloUn ombrello si chiude come un punto di domanda sul terreno più saldo e sicuro. È proprio blu – possibile? – l’arcobaleno che si inarca sul sistema dei colori. Un uomo che brancola cercando inciampa – o forse danza? – sulle lettere della propria Weltanschauung. Il metafisico – o è un mistico invece? – ha l’aureola. La serie dei numeri primi si sviluppa come una scala tonale, come una sequenza musicale, come un cruciverba, come una scacchiera… Serrato nella gabbia del linguaggio, della forma logica, delle auctoritates, posso sempre spalancare una finestra. Riconosco ciò che è vero con un abbraccio… e sto lì, sulla mia vita, come una farfalla cullata da un filo d’erba.

Poetici, enigmatici, oscuri, illuminanti, proprio come gli aforismi di Ludwig Wittgenstein sono i disegni di Margherita Morgantin. Artista tra le più quotate nel panorama italiano contemporaneo, attratta chissà perché dalla malia del filosofo di Vienna, ha inventato per lui quelle che, più che illustrazioni o, Dio la scampi, spiegazioni del suo pensiero sono variazioni, ispirate intuizioni, estrose fantasie accese dai mille dubbi “della certezza”.  Continua a leggere

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Murales da favola

Schermata 2014-05-09 a 05.07.47Una storia di giganti, un libro per bambini. O una storia per bambini scritta e illustrata in un libro da giganti. Anche perché solo un lettore di proporzioni smisurate potrebbe sfogliarne comodamente le pagine. Potrebbe seguirne ad agio e a grandi passi il filo della narrazione che si dipana tra il Canada e il Sudafrica, la Florida e le Filippine, il Nepal e l’Australia, con vari snodi decisivi nelle città della Germania. E ammirarne con gli occhioni sgranati – grandi occhi infantili, occhi immensi e potenti di creatura soprannaturale – le figure fiabesche e colossali: disegnate a tutto campo – “back to back”, “end to end”, “top to bottom”, come si dice nel gergo dei graffitari – sui muri dei palazzi di Toronto e Johannesburg, Miami e Manila, Kathmandu e Melbourne, Montreal, Monaco, Berlino, St.Ottilien, Francoforte sul Meno…

Proprio a Francoforte, nella capitale della borsa europea, il progetto di questa favola internazionale e sconfinata – “The Giant Book Story Project” – si è appena compiuto. Con la realizzazione di un disegno che a dire il vero chiude un cerchio, ritorna all’inizio, rappresenta la scena inaugurale di una maternità: la nascita di uno dei due personaggi protagonisti. La storia dei giganti si racconta sempre da capo. Il gigantesco libro di storie si rilegge ogni volta di nuovo, sempre come fosse la prima volta. Non occorre viaggiare attraverso i cinque continenti per ricucirne la trama, né seguire un ordine, né rispettare una cronologia. E così l’ultimo di una ventina di murales realizzati per le strade di tutto il mondo nel corso abbondante dell’anno appena concluso – dal settembre 2012 agli inizi del gennaio 2014 – si propone vistoso e grandioso allo sguardo come un invito. L’invito ad addentrarsi nell’originalissimo universo degli Herakut: un cosmo a colori dove ogni confine è un varco e dove “every wall is a door”, “ogni muro è una porta”, come recita lo slogan inscritto in una delle loro creazioni. Continua a leggere

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Ma con che faccia

noire-et-blanche--1926-man-ray«La più divertente superficie sulla terra è per noi quella del viso umano», sentenziava il genio settecentesco di Georg Christoph Lichtenberg buttandola sul ridere. Il volto dell’uomo: uno scherzo della natura. Appare come il tratto più naturale, appunto, originale e autentico di un individuo, ed è a tutti gli effetti un’apparenza. Si mostra come l’espressione più immediata di una personalità, ricorrendo perciò a tutti i trucchi e gli espedienti di un’esibizione. Espone, mette in scena ciò che si nasconde nell’intimo, nell’indole, nei pensieri, nel profondo, allestendo in un’ininterrotta recita a soggetto lo spettacolo rutilante delle interazioni sociali. E’ nuda faccia e solo una facciata. Il fulcro della persona, il nucleo vivo e, tradito fin dall’origine, dall’etimo, una maschera, quella attraverso cui  la voce degli attori nell’antica Roma poteva risuonare amplificata: “per-sonat”. E’ la prova tangibile dell’identità, dimostrata attraverso le relazioni. La testimonianza visibile di un’immutabile unicità, sempre mutevolmente ri-volta verso l’altro. Ma allora è una finzione, un’invenzione, una creazione? Il volto come vanità e rappresentazione… Simili dubbi da cui inevitabilmente prima o poi si viene sfiorati vengono rinfocolati dal corposo studio dello storico dell’arte e fisionomista tedesco Hans Belting pubblicato con dovizia di illustrazioni da Beck e con il titolo di “Eine Geschichte des Gesicht”, “Una storia del volto”. Continua a leggere

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