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Passeggiando tra le «Tumbas»

Borges_Grave_Cemetery_GenevaVietato leggerlo facendo gli scongiuri. Tumbas mette i brividi, sì. Ma non per la tetraggine di atmosfere cimiteriali o per l’eco lugubre di rintocchi funebri. Immaginatevelo come una lunga cavalcata emozionante, come una danza – non una danza macabra -, come una festa. Un concerto «per ghiaia e suole delle scarpe» – insinua con l’accenno di un sorriso Cees Nooteboom, l’autore della singolare composizione – in cui, accompagnata da un coro che canticchia sussurrando in sottofondo, si leva tutta una teoria di vibranti voci sole. «Getta uno sguardo freddo sulla vita e sulla morte, cavaliere, e prosegui il tuo cammino!», intona William Butler Yeats dall’incisione che volle apposta sulla sua lapide, spronando il destriero e incitando la corsa tra le brume che si levano da una landa irlandese. Ma la nebbia annuncia cieli sereni, ed è presto diradata, non appena Charles Baudelaire viene preso dalla fantasia di scendere al cimitero, «dove regnava un sole così pieno e un immenso brusio di vita riempiva l’aria!» (notò in uno dei suoi racconti). Samuel Beckett, dall’al di là, ripensa commosso a «quella notte in cui il cielo, con tutte le sue luci, mi cadde addosso, lo stesso che avevo tanto guardato quando erravo per la terra lontana… » (scrisse anticipando l’ora fatale). E Robert Louis Stevenson, sulla cima della sua isola da cui abbraccia con lo sguardo l’oceano e la foresta pluviale, pensa con soddisfazione di aver davvero trovato il suo tesoro, e di essere a casa, come è a casa «il marinaio quando è sul mare / e come il cacciatore è a casa sulla collina».  Continua a leggere

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