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Ma con che faccia

noire-et-blanche--1926-man-ray«La più divertente superficie sulla terra è per noi quella del viso umano», sentenziava il genio settecentesco di Georg Christoph Lichtenberg buttandola sul ridere. Il volto dell’uomo: uno scherzo della natura. Appare come il tratto più naturale, appunto, originale e autentico di un individuo, ed è a tutti gli effetti un’apparenza. Si mostra come l’espressione più immediata di una personalità, ricorrendo perciò a tutti i trucchi e gli espedienti di un’esibizione. Espone, mette in scena ciò che si nasconde nell’intimo, nell’indole, nei pensieri, nel profondo, allestendo in un’ininterrotta recita a soggetto lo spettacolo rutilante delle interazioni sociali. E’ nuda faccia e solo una facciata. Il fulcro della persona, il nucleo vivo e, tradito fin dall’origine, dall’etimo, una maschera, quella attraverso cui  la voce degli attori nell’antica Roma poteva risuonare amplificata: “per-sonat”. E’ la prova tangibile dell’identità, dimostrata attraverso le relazioni. La testimonianza visibile di un’immutabile unicità, sempre mutevolmente ri-volta verso l’altro. Ma allora è una finzione, un’invenzione, una creazione? Il volto come vanità e rappresentazione… Simili dubbi da cui inevitabilmente prima o poi si viene sfiorati vengono rinfocolati dal corposo studio dello storico dell’arte e fisionomista tedesco Hans Belting pubblicato con dovizia di illustrazioni da Beck e con il titolo di “Eine Geschichte des Gesicht”, “Una storia del volto”. Continua a leggere

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