Archivi categoria: Letteratura inglese

La casa dei lupi

woolf«A qualunque ora ci si svegliasse, una porta sbatteva. Di stanza in stanza andavano, la mano nella mano, una coppia di spettri». Iniziava così il raccontino che Virginia Woolf scrisse nel 1921 quando da quasi due anni ormai viveva col marito Leonard in quella che doveva esserle parsa e che di certo le aveva ispirato “La casa degli spiriti” (“A Haunted House”). All’inizio il posto era così, come voleva il titolo di quel racconto. Un luogo pulsante di vita segreta: “Il polso della casa batteva dolcemente”. Un rifugio percorso di guizzi e di fremiti: “L’ombra di un tordo attraversò il tappeto. Dai più profondi pozzi del silenzio il piccione selvatico traeva il suo gorgoglio. Gli alberi tessevano ombre per un raggio vagabondo di sole”. Uno spazio abitato dai ricordi: “Qui abbiamo dormito, dice lei. E lui aggiunge: baci innumerevoli, il risveglio al mattino, l’argento tra gli alberi, quando veniva l’estate, d’inverno la neve”. E poi, a due voci: “Fuori, in giardino, a leggere, ridendo, giocando con le mele in solaio. Qui abbiamo lasciato il nostro tesoro”. I ricordi evocati dai fantasmi che Virginia immaginava di sentir bisbigliare e che si era affrettata a trascrivere, sarebbero diventati i suoi. I loro: di lei e del suo complice compagno di vita, colui che approdando con lei a Monk’s House, la casa di campagna a lungo desiderata, l’avrebbe trasformata nella “casa dei lupi”. I Wolves, i lupi appunto, come avevano preso a chiamarli i compaesani, ci abitarono insieme per ventidue anni. Poi, dopo che lei se ne fu andata gettandosi nelle acque dell’Ouse – “la morte era tra noi, raggiungeva prima la donna, centinaia di anni addietro…”, profetizzava Virginia nel racconto degli spiriti vent’anni esatti prima del suo suicidio -, dopo la scomparsa di lei, Leonard ci visse da solo ancora per quasi un trentennio, custodendovi il loro tesoro. “Oh, è questo il vostro tesoro?”, domandava allegro il fantasma di Virginia nella chiusa del suo racconto, “La luce nel cuore”.  Continua a leggere

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Minuzzolina

Schermata 2014-04-09 a 22.03.06Sono io la donna in miniatura, potrà dire, quale che sia la sua taglia o statura, chiunque legga l’immenso romanzo di Walter de la Mare. Può dirlo anche un uomo. Incontrando l’approvazione del suo autore nella pagina in cui scrisse “che ogni uomo di genio racchiude in petto una donna”. Piccola, piccolissima. Grande come una mano chiusa, dunque appunto – si dice – come un cuore. Stava raccolta dentro un pugno la sua incredibile protagonista. Minuzzolina, per affettuoso soprannome. La Signorina M., stando alla sua firma autografa. E’ un personaggio magico, sorprendente, incantevole: meno per le sue inverosimili dimensioni che per la vistosa sproporzione tra la grandezza fisica che le è assegnata e quello che, dandole la voce e la parola, si può tirarne fuori. “Ma lo sa, cara signora, che non ho posto per tutto quello che ho dentro di me?”, riferisce di averla udita esclamare il curatore delle sue memorie. Quel Walter Dadus Pollacke che, in osservanza del più classico degli artifici, sostiene di aver ritrovato le “Memoirs of a Midget” e di pubblicarle nel rispetto più scrupoloso della lettera del manoscritto.  Continua a leggere

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