Archivi categoria: Martin Heidegger

Il maestro e la ninfa silvestre

Schermata 2014-05-05 a 14.11.28Presi separatamente, basterebbero ad attirare l’attenzione dei non addetti ai lavori, come dimostrano le numerose biografie dedicate a entrambi. Lei, la filosofa che era nata a Königsberg come Kant, l’ebrea che si era identificata nell’eroina romantica Rahel Varnhagen, l’intellettuale che a New York fumava sigari e rifletteva sulle Origini del totalitarismo. Lui, lo studioso che tradì presto i suoi maestri e gettò scompiglio nel mondo accademico rivoluzionando la scena filosofica novecentesca, il professore che si lasciò investire da una folata dello spirito del tempo e si accese di entusiasmo per la causa del Reich, l’eremita di Todtnauberg che finì i suoi giorni in solitudine meditando le parole dei poeti dal cuore della Foresta Nera.

In più, si innamorarono l’uno dell’altra. I segni uguali e contrari che li presentavano come due opposti, tanto perché l’attrazione fosse irresistibile e fatale, c’erano tutti. Lei una figlia di Israele, lui il critico della “giudeizzazione dello spirito tedesco”. Lei militante tra le file dei sionisti, lui il rettore di un’università nazista. Lei intellettuale “engagée”, votata alla vita activa. Lui, a parte l’errore politico (la Dummheit, la “sciocchezza” come la definì in vecchiaia) del 1933, estraneo a qualsiasi impegno politico.  Continua a leggere

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Il Mago in cattedra

Schermata 2014-04-14 a 20.32.32Martin Heidegger lo sapeva benissimo: l’argomento che aveva scelto per il proprio debutto all’università di Friburgo non era tra i più accattivanti. Anzi, come prima di lui aveva ammesso il vecchio Hegel: “Metafisica è la parola dinanzi alla quale ognuno si affretta a fuggir via come davanti a un appestato”. Delle parole del dialettico idealista Heidegger si sarebbe ricordato al momento della pubblicazione per l’editore Klostermann di Francoforte della lezione inaugurale che celebrava il suo insediamento ufficiale come docente nell’accademia dove aveva compiuto gli studi e le avrebbe messe in epigrafe alla quarta edizione (1943) di Che cos’è metafisica?.

Ma già nel 1929, in quel pomeriggio d’estate (era il 24 luglio) in cui prese la parola di fronte a studenti, ricercatori e professori per porre loro il difficile quesito, deve avere avuto nelle orecchie il monito hegeliano. Per prevenire, se non la fuga, almeno il prevedibile scoraggiamento del suo uditorio, modulò allora la voce a un’opportuna captatio benevolentiae, diede un’intonazione maieutica alle proprie domande, insinuò abilmente il dubbio nei prevenuti e negli scettici, confutò garbatamente le certezze di chi si teneva ostinatamente saldo agli stereotipi filosofici e alle formule del “si dice” e del “si pensa”. E, sicuro della suggestione che sapeva creare con i suoi sguardi, deve aver creato nell’aula magna dell’ateneo un’atmosfera di sottaciuta complicità.  Continua a leggere

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L’esser-formattati

Schermata 2014-05-05 a 14.20.40È fin troppo facile strappare un sorriso al lettore (o suscitare il suo sconcerto) citando un assaggio della nuova versione del saggio su L’origine dell’opera d’arte di Martin Heidegger curata da Gino Zaccaria e Ivo De Gennaro.

Come il seguente: «Nel mezzo dell’intero dell’ente, nel suo fulcro, si stanzia un’insorta fermezza per ogni essente. Una stagliatura è». Di che si sta parlando? Sbirciando nel testo tedesco, si scopre che “stagliatura” è Lichtung, la “radura”, immagine familiare a qualsiasi studente del primo anno alla quale gli studiosi hanno dedicato fior di letteratura; “insorta fermezza” è offene Stelle, che rinvia a quell’idea di “aperto” che Heidegger mette a punto, tra l’altro, attraverso il confronto con i poeti; lo “stanziarsi”, poi, altro non è che una versione azzardata di un concetto filosofico più che blasonato: Wesen, essenza (sia pure in senso verbale).

Eloquente è di per sé già la scelta del titolo della raccolta che comprende il saggio sull’arte: i “Sentieri interrotti”, così felicemente evocativi, con cui Pietro Chiodi intitolò l’edizione del 1968 (La Nuova Italia) diventano i “Sentieri della casa e del fuoco nel loro perdersi sempre e improvvisamente in cammini non battuti”.  Continua a leggere

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