Archivi categoria: Nuoto

Come sirena nel mare

Schermata 2014-05-05 a 14.37.13Entri in acqua e ti senti un’aquila in cielo. O un angelo in volo. O una sirena nel mare. O un pesce che guizza nel suo elemento. E se difficilmente vorrai tornare a essere l’immemorabile creatura natante che era il bimbo nella pancia della mamma – “Il grembo materno? Non me lo ricordo. Non voglio tornarci. Neanche con l’aiuto dello psicanalista”, taglia corto l’appassionato newyorchese fondatore del NY City Swim, associazione che promuove spettacolari traversate metropolitane come la tratta dell’East River sotto il ponte di Brooklyn, la circumnavigazione della Statua della Libertà o il periplo di Manhattan – sarai, ormai grande, forte, svezzato, adulto e come non mai libero, il più felice dei mortali felici. A qualcuno – a molti, più di quanti non si creda – il nuoto fa questo effetto. E non stiamo parlando di uno sport da praticare in estate, di un divertimento stagionale o di un passatempo da spiaggia. Per i frequentatori più assidui, i cultori, per non dire fanatici, dell’acqua, il nuoto è un’abitudine costante, un richiamo potente, un appuntamento pressoché quotidiano. E’ “il culmine, il cuore della giornata”, scriveva John Cheever, l’autore del racconto “Il nuotatore” (1964) da cui è tratto il film di Sidney Pollack interpretato da Burt Lancaster, sintetizzando così con una frase che vale come un ammiccamento, una strizzata d’occhio, una segreta stretta di mano, la palpitante aspettativa di chi sa che cosa vuol dire organizzare il proprio tempo in funzione del momento in cui ci si butterà in acqua.  Continua a leggere

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Il nuoto arte zen

Schermata 2014-04-19 a 21.24.45Bellezza assoluta in corpo armonico, con il passo di un adagio musicale. Non è la creatura di un altro mondo, parliamo di un nuotatore. Intravisto forse, raggiunto no di certo. A inseguirlo però sono tanti, più di quanti si creda e ben sapendo che non c’è gara. Cominciano i mondiali di Roma, è vero: sarà una festa e ci sarà da divertirsi. Ma i molti che puntano alo nuotatore come a un miraggio, modello, sogno, ideale sono più contemplativi che competitivi. Sono creativi: artisti registi architetti, autori di storie e di musica. Per molti di essi il nuoto è disciplina sportiva e intellettuale. Esercizio fisico e “ascesi” mentale. Sorgente di benessere e fonte di ispirazione. Occasione per tenersi in forma e coltivare in arte la misura e la figura.

Nuotavano per “un’intensa esperienza sensoriale, per una necessità emotiva e spirituale” – scrive Charles Sprawson nel suo L’ombra del massaggiatore nero (Adelphi 1995), un classico per il culto dell’acqua – Byron, Swinburne, Shelley, Flaubert… Jorge Luis Borges finché godé della luce degli occhi fu nuotatore appassionato. Marguerite Yourcenar attribuisce al vecchio Adriano la “nostalgia per la carezza dell’acqua” che avrebbe inghiottito il suo Antinoo. Più di recente Paola Mastrocola notava la “delizia di avere un corpo che nuota” tra le onde al mattino: “prima che il mare perda il suo segreto”. Il nobel ceco Bohumil Hrabal, in Ho servito il re d’Inghilterra, stupiva del miracoloso vigore che il nuoto conferisce anche al corpo più fragile e efebico. E la brasiliana Cecilia Meireles, nella più bella poesia mai dedicata a un Nadador si incantava per la linea delle spalle di un passero d’acqua e per la curva del suo volo tra le spume: «O que me encanta è a linha alada / 

Das tuas espáduas, e a curva / Que descreves, pássaro da água!». Continua a leggere

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Gli ori del regime

Schermata 2014-04-19 a 21.10.28“Lei è come l’acqua, pressante la sua assenza

Dolce e irraggiungibile la sua evidenza”.

 

Evocavano l’efebo, l’androgino, l’angelo. Erano campionesse, superatlete, Wundermädchen: certo. Ma quelle fanciulle prodigio, le nuotatrici della squadra olimpionica di Berlino Est, avevano qualcosa di più che gambe e fiato. Qualcosa d’altro dalla capacità di rinuncia e dalla volontà di potenza. Qualcosa che, oltre la loro determinazione, al di là di ogni controllo, consapevolezza o decisione, le rendeva imbattibili, invincibili. Irresistibili. Il fascino della pubertà incipiente, la malia di un’ambiguità latente, l’aureola di una soavità misteriosamente asessuata. Come l’efebo, l’ermafrodito, l’angelo. Ebbero un che di magico, mitico, soprannaturale, sovrumano. E non erano nemmeno ancora donne. Minorenni, tutte al massimo quindicenni, vissero più di chiunque altro la vigilia della maturità irraggiando su chi le guardava la luce incantevole dell’infanzia perduta, dell’innocenza perduta, del paradiso perduto. Miraggio malinconico e seducente. Ma a loro che conquistavano premi e pubblico doveva restare solo la malinconia.  Continua a leggere

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