Archivi tag: Buenos Aires

Sartine e miracoli

La sarta di Arles Antoine Raspal (1760)Siedono al centro del loro regno come potenti dee del destino. Reggono i loro strumenti come scettri – conocchia, telaio, forbice – e, prima di tessere, intrecciare, recidere le umane sorti, si divertono a modellarne le forme, a dispiegarne il fasto, a ricamarci sopra. Troneggiano tra una galassia di spilli, su quinte di stoffe colorate, protette da una collezione di rocchetti e da un firmamento trapunto di bottoni. Naturalmente sono tutte donne: maghe, Parche, Penelopi dotate di un’imperscrutabile potenza e intente a sublimi esercizi di pazienza. E’ spazio riservato, misterioso, segreto il teatro delle loro magie. Eppure non potrebbe essere più concreto: bottega per le maestre di un mestiere, laboratorio, officina, sartoria. Ma è un atelier affatto singolare quello che, sotto l’insegna e il titolo di “Sartoria Los Milagros”, la scrittrice argentina María Cecilia Barbetta, 42 anni, descrive in lingua tedesca nel suo arditissimo romanzo di esordio (appena tradotto in italiano da Fabio Cremonesi per l’editore Keller, 347 pagine, 27 euro).

“Änderungsschneiderei Los Milagros” è chiamata a rigore, nella sua versione originale, la sartoria dei miracoli dove il passo cadenzato degli accenti teutonici incontra i ritmi e le sonorità castigliani. Accompagnati da una musica così inaudita, dominata dalle più spericolate variazioni (“Änderung” in tedesco vuol dire “cambiamento”), i due insieme, il tedesco e lo spagnolo, non potevano che intraprendere una danza, come a qualcuno (al critico della Neue Zürcher Zeitung) è piaciuto definire le movenze cui l’autrice latina ha piegato, o invitato, la sintassi germanica. Ma il ballo è solo una delle possibili declinazioni, una sola delle innumerevoli metafore cui ricorrere per qualificare un’opera tanto sui generis. Continua a leggere

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La tierra dei libri

Schermata 2014-04-14 a 14.52.50Un labirinto di storie vere e fantastiche che si snoda attorcigliandosi in verticale e punta arditamente verso il cielo. Una vertiginosa spirale di scaffali che cattura chi ci si addentra a ogni gradino e virtualmente apre su ogni mattoncino – tutti testi multilingue, ben rilegati e chiusi da una copertina – una via di uscita per la tangente verso nuove traiettorie orbitali. Una “Torre de Babele de libros”, edificata a Buenos Aires capitale internazionale della cultura dall’artista Marta Minujín che, impilando sull’altezza di ventotto metri una mole di trentamila volumi, ha dato espressione concreta e massiccia, aerea e simbolica, colossale e spettacolare al singolare approccio latino alla letteratura. L’installazione è temporanea, ma eretta con opere eterne. Sorta per la fiera argentina del libro, sarà smontata già a fine maggio, Ma sia pure per un attimo contiene nella sua fragile griglia lo spirito di una tradizione che da sempre insiste a spalancare libri, biblioteche, librerie e enciclopedie per comprendervi universi multipli, multiformi e meravigliosi.

Un monumento siffatto – di fatto un castello di carte – poteva sorgere solo là dove il realismo è magico e dove si compiono scorribande libresche emozionanti come imprese gauchesche. Dove le indagini erudite sono vissute come scoperte esotiche e le ricognizioni teoriche danno luogo a rivelazioni simboliche. Dove l’impressione del sogno, dell’inaudito, del mistero pervade un’intera tradizione di fatto inesistente e dunque tutta da inventare e da immaginare. Continua a leggere

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El tango

Schermata 2014-04-05 a 22.04.27Niente sorrisi e niente complimenti. C’è poco da scherzare, schermirsi o far moine, si direbbe, anche se c’è la musica, una festa, uno spettacolo. E, in scena, tutte coppie che si abbracciano. Ma i due non sono mai stati così seri. “Ballavano seriamente, senza una smorfia di allegria sul viso. Quel piacere improvviso li sbigottiva: poter stare così, in un contatto lieve di stoffe femminili, sentire sotto la mano la rigidezza arcaica di un corsetto, o la morbidezza di un corpo tenero, e volteggiare insieme a una ragazza turbata, non erano cose da ridere”.

“Solo i più eccitabili non riuscivano a dominare le proprie emozioni”, commentava divertito e intenerito Ricardo Güiraldes spiando la pista che, “sgombra e lucente, impauriva e attraeva come un vortice” i ragazzi entrati al ballo al seguito di “Don Segundo Sombra”. Continua a leggere

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