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Darwin punto dalle meduse

Schermata 2014-05-09 a 05.25.49Fiori d’acqua, corolle danzanti, sottane fluttuanti, abissali dischi volanti. Nel peggiore e più prosaico dei casi, paralumi diafani, paracaduti, ombrelli. Ma a nessuno venga in mente di paragonare quella loro calotta sferica a una testa. Le meduse non ne hanno una. Non hanno un cervello, non sono dotate di un sistema nervoso centrale. “Se la cavano tranquillamente con il sistema nervoso a rete”. Anche per questo piacciono tanto alla professoressa Inge Lohmark, insegnante di scienze in un liceo della Pomerania Anteriore – Germania nord orientale, ex DDR – e protagonista di uno dei romanzi più stupefacenti letti in questa stagione. L’ha scritto la tedesca di Greifswald Judith Schalansky, classe 1980, una ragazza. L’ha pubblicato la scorsa estate in Germania con il titolo “Der Hals der Giraffe”, “Il collo della giraffa”. E l’ha appena tradotto l’editore Nottetempo con il nuovo titolo suggestivo di “Lo splendore casuale delle meduse”: suggestionato certo dalle figure seducenti di Ernst Haeckel, lo zoologo tedesco che tra Otto e Novecento ispirò l’art nouveau, l’autore delle magnifiche illustrazioni che la professoressa del romanzo aveva staccato da un volume trovato nell’archivio della scuola – sicuramente le “Kunstformen der Natur”, “Forme artistiche della natura” – e appeso nel corridoio davanti all’ingresso della sua classe perché “ogni giorno la loro vista era una benedizione”.

Già, la vista delle meduse faceva bene a chi quotidianamente si apprestava a chiudersi in un’aula con un gruppo – piuttosto esiguo tra l’altro – di giovani vertebrati terrestri tutti presi dall’impegno vitale di crescere. Quegli scervellati animali acquatici, invece, discesi dalla famiglia antichissima dei celenterati, erano perfetti dalle origini. E, nell’armoniosa eleganza della loro struttura radiale, nell’equilibrio impeccabile della loro simmetria raggiata, dotate di una bellezza senza eguali. Esempio inarrivabile per qualsiasi essere bilaterale. Modello insuperabile per tutti gli animali più evoluti e dimidiati che – l’uomo in primis – dispongono di un cuore e di due occhi, distinguono sul proprio corpo la parte destra dalla sinistra, guardano sempre avanti in una direzione e, ignorando la compiuta felicità di un’esistenza a tuttotondo, non possono fare altro che procedere: nello spazio e nel tempo.

“In principio venne la medusa. Tutto il resto venne dopo”, dice tra sé e sé la maestra di scienze che conosce a menadito tutti i passaggi della storia naturale, le tappe dell’evoluzione delle specie, le progressive conquiste che condussero all’ascesa dell’uomo. Continua a leggere

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Gli ori del regime

Schermata 2014-04-19 a 21.10.28“Lei è come l’acqua, pressante la sua assenza

Dolce e irraggiungibile la sua evidenza”.

 

Evocavano l’efebo, l’androgino, l’angelo. Erano campionesse, superatlete, Wundermädchen: certo. Ma quelle fanciulle prodigio, le nuotatrici della squadra olimpionica di Berlino Est, avevano qualcosa di più che gambe e fiato. Qualcosa d’altro dalla capacità di rinuncia e dalla volontà di potenza. Qualcosa che, oltre la loro determinazione, al di là di ogni controllo, consapevolezza o decisione, le rendeva imbattibili, invincibili. Irresistibili. Il fascino della pubertà incipiente, la malia di un’ambiguità latente, l’aureola di una soavità misteriosamente asessuata. Come l’efebo, l’ermafrodito, l’angelo. Ebbero un che di magico, mitico, soprannaturale, sovrumano. E non erano nemmeno ancora donne. Minorenni, tutte al massimo quindicenni, vissero più di chiunque altro la vigilia della maturità irraggiando su chi le guardava la luce incantevole dell’infanzia perduta, dell’innocenza perduta, del paradiso perduto. Miraggio malinconico e seducente. Ma a loro che conquistavano premi e pubblico doveva restare solo la malinconia.  Continua a leggere

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