Archivi tag: Iperborea

Ho visto l’assassino da quella finestra

Da Oslo (Norvegia)

Dag SolstadDag Solstad è autore che si legge ridendo a denti stretti. Che sia per la sua declinazione squisitamente norvegese della nota arguzia nordica, o per il particolare mix di ingredienti – provocazione, indignazione, passione letteraria, impegno e disincanto – che rendono unico il sapore dei suoi libri. Umorista malgré soi, «non ho mai avuto intenzioni umoristiche, ma ho un’antenna speciale per captare l’assurdo delle situazioni, che alla fine risultano comiche», dice. Moralista senza mai farti la morale o darti una lezione, sa inchiodarti alla pagina analizzando il passo di un dramma di Ibsen, salvo poi far perdere le staffe e pure il posto al prof che stava spiegando quel passo ai suoi svogliati studenti (accade in Timidezza e dignità). E sa intrigarti con la scena di un delitto che solleva tante domande nel suo testimone da far sì che, alla fine, ciò che interessa meno è proprio la soluzione del caso di omicidio. È quanto accade in La notte del professor Andersen in uscita nei prossimi giorni da Iperborea.

Il Prof. Andersen abita proprio in questo quartiere di Oslo, all’angolo con la sua via. Lei stesso potrebbe aver visto dalle sue finestre la scena criminale cui assiste il suo personaggio. 

Ah sì, guardi (si alza di scatto e indica la casa di fronte): la scena si è svolta proprio là, dietro quella finestra. A dire il vero quando mi è venuta in mente tutta la storia ero in cucina, che dà sul cortile interno, ma la scena mi era parsa nell’insieme un po’ triste e decisamente troppo hitchcockiana, La finestra sul cortile… Così mi sono spostato qui in salotto e, cambiando stanza, sono passato dal cinema alla letteratura.  Continua a leggere

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Dostoevskij Way

Schermata 2014-07-02 a 03.39.19Come si fa a scrivere un romanzo bellissimo – che ti cattura e non ti molla più, come una trappola – evitando con cura di tessere la rete di un intreccio, rinunciando a imbastire anche lo straccio di una trama. Come si può attraversare spazi sterminati, percorrendone le distanze smisurate e sondandone i recessi più segreti, senza muovere un passo, senza concedere all’avventuroso esploratore neanche la gioia del più piccolo movimento. E come organizzare il pericoloso incontro fra due anime, chiamate a rivelarsi controvoglia l’una all’altra, facendo totalmente a meno del dialogo. Si fa e si può lasciando perdere mezze misure e mezze vie e spingendosi dritti fino al limite. Quel limite si raggiunge con un viaggio in treno, nello “Scompartimento N.6” di Rosa Liksom (Iperborea), che ha preso due sconosciuti, un uomo e una ragazza, o più precisamente un vecchio criminale russo e una giovane studentessa finlandese, li ha chiusi insieme, da soli, nella stessa cabina ferroviaria e li ha lanciati sui binari della transiberiana oltre i confini orientali dell’Europa fino alle lande più remote dell’Asia. Una situazione narrativamente estrema perché, in una quindicina di giorni di viaggio, di fatto non accade nulla. Una posizione piuttosto scomoda, fisicamente estrema, se il meglio che ci si possa inventare per sgranchirsi è l’andirivieni corridoio-cuccetta o, nel caso di lui, le mattutine flessioni tra i sedili, e se alle rare stazioni in cui si può scendere, ancora all’inizio della primavera, un gelo feroce ti morde le guance e una brina tenace ti si appiccica ai riccioli (al solitario ricciolo scappato fuori dal berretto di lana…). Una estrema tensione – sociale, culturale, politica, generazionale, sessuale – tra i due personaggi protagonisti, che in effetti non sembrano avere molto da dirsi. Ma, detto così, suona ancora piuttosto schematico, e non va bene perché il quadretto, e anzi il sorprendente affresco a tinte forti, dai netti contrasti, orientato su ben decise contrapposizioni geografiche, non è affatto stato studiato a tavolino.  Continua a leggere

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L’uomo laser, cuore nero della Svezia

Schermata 2015-09-03 a 15.31.34Accese una spia inquietante vent’anni fa L’uomo laser di cui narra Gellert Tamas. La luce rossa del mirino di precisione dell’arma di John Ausonius, puntata a ripetizione sulle sue vittime – in tutto dieci, tutti immigrati, colpiti a sorpresa e feriti gravemente, in un caso mortalmente, tra l’agosto del 1991 e il gennaio del ’92 – brilla ancora oggi come il segnale di un disagio sociale, di una paura viscerale del diverso capace di condurre a deprecabili manifestazioni di intolleranza se non ai gesti di violenza più efferati. L’ascesa in parlamento delle destre in Svezia e nei paesi scandinavi, la strage dell’estate scorsa a Oslo, le fucilate contro gli islamici nelle periferia di Malmö, sono fatti recenti che parlano chiaro. Allo scrittore che, nato in Svezia da genitori ungheresi, giornalista del principale quotidiano svedese, massimo esperto dei movimenti radicali di destra, con il bestseller Lasermannen ha inchiodato le coscienze europee su un problema sempre più urgente abbiamo chiesto:

Gellert Tamas, il suo romanzo L’uomo laser tradotto oggi in italiano da Iperborea uscì in Svezia dieci anni fa, e gli attacchi agli immigrati di cui racconta accaddero vent’anni fa. Che cosa è cambiato in tutto questo tempo?

La retorica della destra xenofoba è rimasta la stessa. Continua a leggere

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