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Lars Gustafsson: «Anche il piastrellista è filosofo»

VästmanlandChi legga con la matita in mano e si ritrovi tra le mani un libro di Lars Gustafsson si accorgerà che difficilmente resisterà alla tentazione di sottolineare quasi tutte le righe. Tanto fitta di trovate, di pensieri inediti, di idee colte al volo e messe in forma in modo originale, di argute osservazioni, di luminose definizioni e descrizioni liriche è la sua prosa. La sua è una scrittura densa, trapunta di gemme teoretiche e poetiche e intessuta nella trama di un appassionato raccontare. Per il modo in cui nei suoi romanzi – ne citiamo alcuni tra i più noti, tutti tradotti in Italia da Iperborea: Morte di un apicultore, Il pomeriggio di un piastrellista, Il decano, Le bianche braccia della signora Sorgedahl e l’ultimo tradotto, uscito quest’estate, L’uomo sulla bicicletta blu – «ha saputo mirabilmente legare intuizione filosofica e maestria narrativa», la giuria dell’Accademia delle belle arti di Monaco gli conferisce quest’anno – la cerimonia avrà luogo giovedì prossimo, il 29 ottobre – il prestigioso Premio Thomas Mann, istituito nel 1975 e fino a oggi assegnato esclusivamente ad autori di lingua tedesca.

Lars Gustafsson, lei, autore svedese, vince quest’anno il “Thomas Mann”. Che cosa significa per lei questo riconoscimento e qual è il suo rapporto con la cultura tedesca?

La mia relazione con la Germania è antica e intensa. Già dagli anni Sessanta Hans Magnus Enzensberger iniziò a tradurre le mie poesie in tedesco, per Carl Hanser Verlag e, per lo stesso editore di Monaco sono usciti molti miei romanzi. Ciò ha portato a un vivace scambio culturale: sono stato membro di molte accademie tedesche, per esempio la Akademie der Künste di Berlino, negli anni Settanta ho ricevuto la borsa di studio del Berliner Künstler Programm, ho insegnato come visiting professor, nelle università di Bielefeld, Tübingen, Hamburg e sono stato fellow al Wissenschaftskolleg, ovvero l’Institute for Advanced Study di Berlino. Thomas Mann ho iniziato a leggerlo assai presto, negli anni Cinquanta, quando avevo meno di vent’anni. I giovani si scelgono i libri di cui hanno più bisogno, e io allora mi scelsi il Doktor Faustus. Naturalmente oggi vincere il premio intitolato a Mann è un grandissimo onore, non solo perché sono il primo scrittore non tedesco a riceverlo, ma anche per la statura degli altri premiati che mi hanno preceduto. L’anno scorso, per esempio, il riconoscimento è andato a Rüdiger Safranski, che è scrittore, filosofo e grande divulgatore della filosofia. Oggi pomeriggio ero appunto intento a leggere il suo ultimo libro sul tempo (Zeit. Was sie mit uns macht und was wir aus ihr machen: “Tempo. Che cosa ne facciamo e che cosa esso fa di noi”, uscito da un paio di mesi da Hanser ndr). È un tema, questo del tempo, di cui mi sono sempre intensamente occupato. E, a proposito delle stranezze del tempo, è bizzarro che adesso, alla fine della vita, io torni a Thomas Mann, in cui avevo cercato le mie prime risposte.  Continua a leggere

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Il Dio delle trame oscure

Schermata 2014-04-14 a 14.43.06La pena y la desgracia, qui son cosas diferentes 

desde el punto de vista humano, 

son cosas idénticas desde el punto de vista divino. 

Donoso Cortés

 

Linneo però sulle disgrazie terrene aveva appuntato il suo sguardo dal punto di vista più lontano e distaccato che occhio umano potesse attingere: quello dello scienziato. Senza poter evitare perciò, da uomo timorato, di darsi pena per i decreti imprevedibili calati dall’alto – dall’Altissimo – in nome della giustizia divina. O di mettere il naso per guardare da vicino, di mettere il dito per toccare con mano i punti dolenti colpiti dagli strali della “Divina Nemesi”.

Si intitola così lo scritto, tenuto segreto per una vita e sparito per quasi un secolo dopo la sua morte, in cui lo studioso svedese registrò scrupolosamente fatti, misfatti e delitti del suo tempo con l’intenzione di ricondurli a un sacrosanto castigo. O, se si vuole, il diario di sventure in cui raccolse centinaia di osservazioni, scampoli di notizie, ritagli di cronaca nera, malignità dinastiche, meschinità accademiche, tetre dicerie di palazzo e di paese al solo scopo di inventariare i punti di contatto – coincidenza, identità -, tra “la desgracia y la pena”: tra i colpi della sorte, i rovesci della fortuna e le colpe vendicate con implacabile rigore dalla Nemesi divina.  Continua a leggere

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