Archivio mensile:maggio 2014

Sartine e miracoli

La sarta di Arles Antoine Raspal (1760)Siedono al centro del loro regno come potenti dee del destino. Reggono i loro strumenti come scettri – conocchia, telaio, forbice – e, prima di tessere, intrecciare, recidere le umane sorti, si divertono a modellarne le forme, a dispiegarne il fasto, a ricamarci sopra. Troneggiano tra una galassia di spilli, su quinte di stoffe colorate, protette da una collezione di rocchetti e da un firmamento trapunto di bottoni. Naturalmente sono tutte donne: maghe, Parche, Penelopi dotate di un’imperscrutabile potenza e intente a sublimi esercizi di pazienza. E’ spazio riservato, misterioso, segreto il teatro delle loro magie. Eppure non potrebbe essere più concreto: bottega per le maestre di un mestiere, laboratorio, officina, sartoria. Ma è un atelier affatto singolare quello che, sotto l’insegna e il titolo di “Sartoria Los Milagros”, la scrittrice argentina María Cecilia Barbetta, 42 anni, descrive in lingua tedesca nel suo arditissimo romanzo di esordio (appena tradotto in italiano da Fabio Cremonesi per l’editore Keller, 347 pagine, 27 euro).

“Änderungsschneiderei Los Milagros” è chiamata a rigore, nella sua versione originale, la sartoria dei miracoli dove il passo cadenzato degli accenti teutonici incontra i ritmi e le sonorità castigliani. Accompagnati da una musica così inaudita, dominata dalle più spericolate variazioni (“Änderung” in tedesco vuol dire “cambiamento”), i due insieme, il tedesco e lo spagnolo, non potevano che intraprendere una danza, come a qualcuno (al critico della Neue Zürcher Zeitung) è piaciuto definire le movenze cui l’autrice latina ha piegato, o invitato, la sintassi germanica. Ma il ballo è solo una delle possibili declinazioni, una sola delle innumerevoli metafore cui ricorrere per qualificare un’opera tanto sui generis. Continua a leggere

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