Archivi tag: Argentina

Le intraducibili

Schermata 2015-03-21 a 04.05.47Sappiamo tutti di che cosa si sta parlando, ma il più delle volte ignoriamo che c’è una parola per dirlo. Perciò suona come un abracadabra, una formula magica (o un lampo di poesia) l’espressione che, tutto d’un fiato, nomina ciò che si credeva ineffabile, chiama all’appello e a rapporto situazioni o sensazioni “inaudite” solo perché non ancora registrate con un proprio nome, né ancora messe a verbale nella propria lingua. Quando però manca la parola, dorme la citazione calzante dentro un libro mai aperto, il nome sfugge, c’è sempre modo di andarlo ad acchiappare oltrefrontiera. Gli scozzesi dicono “to tartle” quell’esitazione balbettante e imbarazzata di chi, di fronte al suo interlocutore, è sopraffatto da un vuoto di memoria, dimentica il nome del tizio con cui sta parlando, e magari – circostanza aggravante – deve pure presentarlo a una terza persona che non vede l’ora di farne la conoscenza. Allora cerca invano con gli occhi, schiocca le dita, prova diplomaticamente a stimolare suggerimenti e alla fine non può fare altro che ammettere la sua imperdonabile dimenticanza. Aiuta in questo caso a cavarsi dagli impicci chiamare la pausa di silenzio col suo nome, scusarsi e riannodare il filo della conversazione chiedendosi per esempio se in Scozia capiti più spesso che altrove di incappare in una così comune defaillance.

Colma un diverso vuoto di parole quel che i tedeschi definiscono un “Treppenwitz”, che alla lettera corrisponde allo “humour delle scale”, alla battuta che ti viene in mente quando ormai sei già in fondo ai gradini, alla risposta a tono che avresti voluto dare a chi ti aveva zittito su di sopra, quand’eri ancora in sala, prima che, con la bocca chiusa e le pive nel sacco, avessi deciso di scender giù verso l’uscita. Continua a leggere

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La tierra dei libri

Schermata 2014-04-14 a 14.52.50Un labirinto di storie vere e fantastiche che si snoda attorcigliandosi in verticale e punta arditamente verso il cielo. Una vertiginosa spirale di scaffali che cattura chi ci si addentra a ogni gradino e virtualmente apre su ogni mattoncino – tutti testi multilingue, ben rilegati e chiusi da una copertina – una via di uscita per la tangente verso nuove traiettorie orbitali. Una “Torre de Babele de libros”, edificata a Buenos Aires capitale internazionale della cultura dall’artista Marta Minujín che, impilando sull’altezza di ventotto metri una mole di trentamila volumi, ha dato espressione concreta e massiccia, aerea e simbolica, colossale e spettacolare al singolare approccio latino alla letteratura. L’installazione è temporanea, ma eretta con opere eterne. Sorta per la fiera argentina del libro, sarà smontata già a fine maggio, Ma sia pure per un attimo contiene nella sua fragile griglia lo spirito di una tradizione che da sempre insiste a spalancare libri, biblioteche, librerie e enciclopedie per comprendervi universi multipli, multiformi e meravigliosi.

Un monumento siffatto – di fatto un castello di carte – poteva sorgere solo là dove il realismo è magico e dove si compiono scorribande libresche emozionanti come imprese gauchesche. Dove le indagini erudite sono vissute come scoperte esotiche e le ricognizioni teoriche danno luogo a rivelazioni simboliche. Dove l’impressione del sogno, dell’inaudito, del mistero pervade un’intera tradizione di fatto inesistente e dunque tutta da inventare e da immaginare. Continua a leggere

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El tango

Schermata 2014-04-05 a 22.04.27Niente sorrisi e niente complimenti. C’è poco da scherzare, schermirsi o far moine, si direbbe, anche se c’è la musica, una festa, uno spettacolo. E, in scena, tutte coppie che si abbracciano. Ma i due non sono mai stati così seri. “Ballavano seriamente, senza una smorfia di allegria sul viso. Quel piacere improvviso li sbigottiva: poter stare così, in un contatto lieve di stoffe femminili, sentire sotto la mano la rigidezza arcaica di un corsetto, o la morbidezza di un corpo tenero, e volteggiare insieme a una ragazza turbata, non erano cose da ridere”.

“Solo i più eccitabili non riuscivano a dominare le proprie emozioni”, commentava divertito e intenerito Ricardo Güiraldes spiando la pista che, “sgombra e lucente, impauriva e attraeva come un vortice” i ragazzi entrati al ballo al seguito di “Don Segundo Sombra”. Continua a leggere

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Il giro del giorno in ottanta mondi

Schermata 2014-04-05 a 19.08.40Basta invertire la marcia e si guadagna un sacco di tempo. Percorrendo alla rovescia il grand tour di Phileas Fogg, ribaltando come un guanto – o come un calzino, o come un tappeto – il titolo di Jules Verne, “Il giro del mondo in ottanta giorni” si trasforma, per lo sbalordimento di astronauti, aeronauti nel pallone e Passepartout, nel “Giro del giorno in ottanta mondi” (Alet, 304 pp. 17 euro). Senza offesa per la saga planetaria – più che omonima: speculare – del grande francese: il “grande cronopio” che Julio Cortazár (per il quale la parola “cronopio”, inventata a un concerto di Louis Armstrong nel ’52, eletta a intitolare i suoi racconti del ’62, voleva dire tutto quel che significa un genio, un matto e un figo) si era tenuto davanti fin dall’adolescenza come specchio di mille brame, per leggervi dentro la promessa di reami cui approdare più in fretta che viaggiando “al centro della terra” o “Dalla terra alla luna” o “Ventimila leghe sotto i mari”. “C’è un mondo, ci sono ottanta mondo al giorno mi ripeteva Jules Verne senza che lo capissi del tutto”. Continua a leggere

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