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Dostoevskij Way

Schermata 2014-07-02 a 03.39.19Come si fa a scrivere un romanzo bellissimo – che ti cattura e non ti molla più, come una trappola – evitando con cura di tessere la rete di un intreccio, rinunciando a imbastire anche lo straccio di una trama. Come si può attraversare spazi sterminati, percorrendone le distanze smisurate e sondandone i recessi più segreti, senza muovere un passo, senza concedere all’avventuroso esploratore neanche la gioia del più piccolo movimento. E come organizzare il pericoloso incontro fra due anime, chiamate a rivelarsi controvoglia l’una all’altra, facendo totalmente a meno del dialogo. Si fa e si può lasciando perdere mezze misure e mezze vie e spingendosi dritti fino al limite. Quel limite si raggiunge con un viaggio in treno, nello “Scompartimento N.6” di Rosa Liksom (Iperborea), che ha preso due sconosciuti, un uomo e una ragazza, o più precisamente un vecchio criminale russo e una giovane studentessa finlandese, li ha chiusi insieme, da soli, nella stessa cabina ferroviaria e li ha lanciati sui binari della transiberiana oltre i confini orientali dell’Europa fino alle lande più remote dell’Asia. Una situazione narrativamente estrema perché, in una quindicina di giorni di viaggio, di fatto non accade nulla. Una posizione piuttosto scomoda, fisicamente estrema, se il meglio che ci si possa inventare per sgranchirsi è l’andirivieni corridoio-cuccetta o, nel caso di lui, le mattutine flessioni tra i sedili, e se alle rare stazioni in cui si può scendere, ancora all’inizio della primavera, un gelo feroce ti morde le guance e una brina tenace ti si appiccica ai riccioli (al solitario ricciolo scappato fuori dal berretto di lana…). Una estrema tensione – sociale, culturale, politica, generazionale, sessuale – tra i due personaggi protagonisti, che in effetti non sembrano avere molto da dirsi. Ma, detto così, suona ancora piuttosto schematico, e non va bene perché il quadretto, e anzi il sorprendente affresco a tinte forti, dai netti contrasti, orientato su ben decise contrapposizioni geografiche, non è affatto stato studiato a tavolino.  Continua a leggere

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Cool Finlandia

Schermata 2014-07-02 a 03.56.46Si narra che la bella Marjatta, fanciulla giovane, vergine, golosa, fu ingravidata da una bacca di mirtillo scesa giù dalle sue labbra attraverso la tenera gola fino al ventre, e che stupita e spaventata nel ritrovarsi madre, andò a partorire nello spazio protetto di un bagno riscaldato. Così cantavano in versi i poeti finnici dell’alto Medioevo, nell’epoca in cui il Cristianesimo approdò dall’Ovest alle lande sperdute di Finlandia. Ma la versione nordica e poetica della storia della Vergine Maria, con relativa descrizione del “Natale in una sauna”, non fu trascritta che a metà del XIX secolo, allorché dalla raccolta degli antichi canti popolari fu redatta la prima edizione del Kalevala, l’epos nazionale. Meno di cinquanta anni dopo fu pubblicato il primo romanzo in lingua finlandese, I sette fratelli di Aleksis Kivi, uscito nel 1870.

Che cosa si evince da questa vicenda? Che quella finlandese è una cultura giovane. Che fresca, nuova, breve è la tradizione della letteratura. Che ben più antica di quella letteraria è, in Finlandia, la tradizione della sauna. Eppure, eppure. Continua a leggere

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